Ah, e cosí sei pagano?

Come ho anticipato in un altro post, non tutte le persone con cui mi ritrovo a parlare hanno subito chiaro che cosa significhi essere pagano.

È difficile, peró, biasimarli, visto che anche tra i pagani non è affatto facile trovare  un accordo. Diciamo che, per non saper né leggere né scrivere, i seguenti tratti accomunano buona parte dei pagani:

  1. sono politeisti, e spesso anche panteisti
  2. si rifanno a una (o piú) tradizioni di paganesimo tradizionale, a volte con intenti ricostruzionisti, a volte come sola fonte di ispirazione
  3. hanno solitamente una visione antropocentrica e naturocentrica del cosmo, in opposizione alla visione teocentrica delle religioni tradizionali

Questo descrive grossolanamente il “calderone” dei culti pagani. Nello specifico, poi, io mi riconosco in uno dei filoni più numerosi del paganesimo, quello del neo-paganesimo nordico. In particolare, in quella fetta di paganesimo nordico che è stata battezzata Rokkatrú.

Il paganesimo nordico ortodosso prende il nome di Asatrú, che si traduce grosso modo come “Fede negli Æsir” e – pur con la gran quantitá di sottocorrenti – viene spesso considerata come sinonimo di Paganesimo Germanico. Gli Æsir, peró, rappresentano solo una delle tre grandi famiglie di “esseri” dei quali gli Asatru riconoscono l’esistenza, in particolare sono una “famiglia” divina, i cui connotati sono fortemente legati alla civiltá: guerra, giustizia, vittoria, poesia, matrimonio etc. Le altre due “famiglie” sono i Vanir (legati maggiormente al mondo agro-pastorale, fertilitá, pesca, caccia, etc.) e i giganti noti come Jötnar (che incarnano forze primeve, il fuoco, il gelo, l’oscuritá etc.)

A questi ultimi si lega il Rokkatrú, che deriva il suo nome dal termine røkkr: oscuritá, crepuscolo. Lungi dall’essere una setta “malvagia”, i rokkatrú sono legati a entitá meno prevedibili e piú “caotiche” rispetto agli asatrú.

Nondimeno, asatrú, rokkatrú e vanatrú si riconoscono tutti in tratti comuni (seppure con sfumature diverse nell’agire). In particolare, le nove virtú sono tenute in grande stima da tutte e tre le famiglie (notare la triplice suddivisione che si ripete). Riporto la traduzione ridotta di un brano reperibile per intero qui.  In corsivo, i miei commenti.

CORAGGIO: Affrontiamo le sfide della vita con coraggio. Senza coraggio, come nei vecchi tempi, niente altro puó essere completato.  Il coraggio é una virtú che non si trova solo sul campo di battaglia. Ogni giorno dobbiamo essere capaci di affrontare le nostre paure e controllarle. E per citare il buon vecchio zio Martin: “Bran thought about it. ‘Can a man still be brave if he’s afraid?’ ‘That is the only time a man can be brave,’ his father told him.” 

VERITÁ: Non seguiamo ciecamente la nostra fede, ma osiamo porci dubbio su tutto. Questo é diverso da molte religioni contemporanee che seguono a pappagallo il credo della loro gerarchia religiosa. Nella veritá sincera vi é la volontá di ascoltare, di essere onesti e di parlare e agire sempre secondo quanto uno sa essere vero. Non si tratta dunque di una veritá conosciuta, ma di una ricercata.

ONORE: Dobbiamo essere onorevoli sia nelle azioni che nei gesti, in modo da mostrarci col nostro esempio. Dovessimo fallire nelle nostre gesta, non sará per una carenza di onore per provare a fare quello che é giusto secondo noi e i nostri dei. Il termine “onore” porta oggi con sé tante connotazioni negative. Eppure onore é, nella sua forma piú semplice, amore per sé stessi. Nessuna delle altre otto virtú avrebbe senso se non si avesse il giusto desiderio di portare a sé stessi onore nel metterle in pratica.

FEDELTÁ: Siamo leali alla nostra fede e ai nostri valori. La lealtá é la base per mantere tutte le attivitá umane, e la teniamo nel massimo riguardo. Fedeltá non significa fede cieca, ma lealtá nei rapporti. É strettamente legata all’onore, ma nella sua manifestazione all’interno dei rapporti interpersonali.

OSPITALITÁ: Siamo disponibili a condividere ció che abbiamo con i nostri simili, specialmente ospiti che viaggiano, e questa é una parte vitale del nostro modo di vivere. Non manchiamo di rispetto alla fede del prossimo fino a quando onorano il nostro in cambio. L’ospitalitá aveva un valore speciale per le popolazioni che vivevano nel freddo nord, ma é un valore ancora forte in tutti quei luoghi dove la natura mette a dura prova la vita dell’uomo. La regola semplice ma sempre valida che chi meno ha piú condivide dovrebbe far capire quanto l’ospitalitá sia importante. É un desiderio di pareggiare i conti con le difficoltá della vita. Aiutare il prossimo sapendo che un giorno il prossimo saremo noi.

DISCIPLINA: Manteniamo la disciplina necessaria per conseguire i nostri scopi. Siamo pronti a esercitare l’autocontrollo e la risolutezza necessari in questi tempi difficili. Cosí come l’onore é il motore delle nove virtú, la disciplina é ció che le mantiene insieme. Ogni pagano dovrebbe trovare un modo di esercitare la propria disciplina quotidianamente.

LABORIOSITÁ:  crediamo nel mantenerci occupati e nell’avere un approccio attivo alla vita. Facciamo in modo che le cose ci accadano e siamo pronti a correre rischi, lasciando agli altri lo stare a guardare e chiedersi cosa é successo. Per il pagano anche le preghiere non sono una supplica di intervento divino. Gli dei si consultano al massimo per avere consigli, ma un pagano nordico sa che gli dei hanno poca pazienza con chi non sa cavarsela da solo, specie in termini economici. 

FIDUCIA IN SÉ STESSI: Dipendiamo dalle nostre forze e dalla nostra personalitá per raggiungere i nostri obiettivi. Cerchiamo solo la libertá dove possibile, secondo le leggi locali, necessaria per raggiungere i nostri obiettivi qualunque essi siano. Il pagano deve credere in sé stesso prima ancora degli dei. Specialmente il pagano nordico instaura con gli dei un rapporto quasi paritario. La superioritá degli dei é reale, non aprioristica. Non sono superiori in quanto dei, al massimo sono dei in quanto superiori. Ma se si ritiene di averne la forza… nessuno impedisce di sfidarli.

PERSEVERANZA: Seguiamo la nostra strada fino alla fine e non ci vergogniamo di essere forti. Il culto dell’antieroe non ha posto tra di noi, e gli dei che seguiamo non sono per i deboli. Non é una religione per codardi. La perseveranza é figlia del coraggio e della disciplina. É tenacia e testardaggine.

Le nove virtù non sono tutto, ma sono abbastanza per capire molte cose. Soprattutto che mancano concetti come colpa e perdono.

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Archiviato in Lifestyle, Paganism

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