La cavalleria è morta?

Succede di tanto in tanto di sentire frasi come “gli uomini non sono più cavalieri” o altre uscite analoghe.

Non mi sento, personalmente, un “cavaliere”, ma capita spesso che amiche e colleghe mi classifichino come tale. Forse perché sono un po’ vecchio stile nei modi di fare e nelle convinzioni, o perché comunque mi è stato dato un certo tipo di educazione. In determinate circostanze e con determinate persone mi viene naturale.

Cerco, comunque, di limitarmi, e con una ragione ben precisa. La “cavalleria”, intesa come una forma di galanteria, è indissolubilmente legata a un sistema sociale completo. Non si può avere la galanteria senza avere le condizioni che ne giustificavano l’esistenza.

Faccio un esempio più vicino a noi temporalmente perché sia più comprensibile.

La famiglia “anni ’50” con il padre che lavora e porta a casa lo stipendio e la madre che bada ai figli e alla casa è basata su un equilibrio sociale ben preciso che non può essere “diviso”. Sia l’uomo che la donna hanno ruoli ben precisi in questo equilibrio, e mutarli porta al fallimento del sistema. Alla donna viene chiesto di coprire un certo numero di mansioni (cuoca, governante, madre…) e ciò che ha in cambio è sicurezza economica da parte del marito. L’uomo ha i benefici di una moglie che lo accudisce in tutto ma è obbligato ad andare dietro alle esigenze della famiglia col suo lavoro. Se uno dei due rinuncia alla sua parte di “accordo sociale”, è lecito che l’altro si ribelli. Se l’uomo, per esempio, è un pigro lavativo e non porta soldi a casa, è lecito – per la donna – rifiutare di coprire i propri ruoli (anche se purtroppo, storicamente, la società ha appoggiato solo gli uomini in queste circostanze).

Quando i presupposti di questo equilibrio vengono meno, per esempio perché uno stipendio solo non basta, l’intero sistema deve essere messo in discussione. Non ha quindi senso, al giorno d’oggi, pretendere che una donna lavori e allo stesso tempo faccia quello che faceva una casalinga un paio di generazioni fa. Nel momento in cui la famiglia non è più mantenuta dall’uomo di casa, la donna non ricopre più i ruoli “storici” e tutto va ridiscusso e condiviso.

Allo stesso modo, la cavalleria prevedeva un equilibrio di comportamenti tra l’uomo e la donna. Determinate premure venivano riservate alle donne solo in funzione della loro posizione sociale da un lato sottomessa (non ci si aspettava che si occupassero di determinati argomenti, per esempio) e dall’altro – anche per questo – privilegiata. In cambio delle proprie attenzioni i “cavalieri” ricevevano a loro volta delicatezze di altra natura.

Ci si aspettava, per esempio, che una dama non contraddicesse mai in pubblico un gentiluomo, né che se ne facesse beffa. La dama doveva sempre essere presentabile, mostrarsi modesta e tenere un atteggiamento distante dai problemi “da uomini”.  Questo portava a un equilbrio, nel quale la donna aveva un ruolo pubblico esaltato nella forma e demolito nella sostanza (a prescindere dal ruolo privato dove le donne avevano tutte le libertá che il loro carattere permetteva).

La pretesa di alcune donne al giorno d’oggi è che la cavalleria venga mantenuta viva unilateralmente, ma questo non è possibile. Un cavaliere presuppone una dama, ma una dama presuppone un codice di comportamento che  quasi sempre queste donne non hanno.

Perciò, per quanto la mia formazione mi spinga ad essere sempre educato e a volte anche galante, non amo l’etichetta di “cavaliere” (sempre nel senso della galanteria).

1 Commento

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Una risposta a “La cavalleria è morta?

  1. Io adoro questi tuoi post, riesci a sintetizzare così bene ed in così poche righe i miei pensieri! Uffi, sono troppo prolissa… devo migliorare!

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