Il chilometro zero.

Non sono un sostenitore accanito della teoria del chilometro zero. Per chi non lo sapesse, con chilometro zero si intende una “filosofia” di acquisto dei soli prodotti locali (appunto, a zero chilometri da dove si vive). Con questo non voglio dire di essere contrario. Sono un sostenitore, ma non un sostenitore accanito.

Il motivo per questo discrimine risiede nelle motivazioni che solitamente si portano per preferire il chilometro zero, che sono di natura ambientalista. Comprando in locale si risparmierebbero i costi (sociali) di distribuzione: strade, benzina, camion refrigerati… e l’inquinamento che portano.

Concettualmente questo é lodevole, ma pragmaticamente non é garantito dal fatto di comprare in locale. Nessuno mi garantisce che l’azienda X che lavora nel mio comune inquini meno del sistema azienda Y a 200 chilometri  + compagnia di trasporti. Magari l’azienda X annaffia i campi con una pompa scassata che perde acqua da tutte le parti, consumando energia prodotta con metodi tradizionali e dovendo far venire una volta a settimana un tecnico che vive a 50 chilometri per farsi sistemare il sistema di pompaggio, mentre l’azienda Y ha una pompa efficiente e la alimenta a pannelli fotovoltaici… per capire se effettivamente comprando a chilometro zero stiamo facendo un favore all’ambiente dovremmo analizzare il sistema nel complesso, ma é una cosa oggettivamente difficile da fare.

Ció nonostante, la scelta di comprare prodotti locali va presa seriamente in considerazione. Nel farlo, oltre al potenziale (ma non certo) beneficio che abbiamo visto sopra, si ottiene:

  1. Di selezionare attentamente il produttore. Per i prodotti della terra significa sapere dove coltiva e come. Per i prodotti animali significa poter vedere come sono trattati gli animali da vivi, se vengono gonfiati a mangimi o se ingrassano secondo natura, se vivono sereni o se li tengono in vita con medicine etc.
  2. Di mantenere l’economia locale. Si tratta di un concetto che in un mondo globalizzato diventa sempre piú importante. Supportare le aziende locali non é solo una questione di nazionalismo da quattro soldi. Quelle aziende hanno dipendenti, quei dipendenti vivono in loco. Vanno al cinema, a bere una birra, a comprarsi una camicia nei negozi locali. Piú la circolazione del denaro viene tenuta circoscritta e meno si avrá a che fare con speculazioni di chi il denaro lo trasporta come banche e agenzie di cambio, piú si manterranno le piccole imprese locali che vivono di servizi.

Perció, a paritá di qualitá, continuo a comprare prodotti – per lo meno – sardi. L’acqua, per esempio (ahimé non posso bere dal rubinetto qui a Capoterra): ci sono persone che comprano Panna, Fiuggi, Ferrarelle… le acque sarde sono tra le migliori d’Italia perché non comprare S. Giorgio, S. Leonardo, Boschetta? E non é neppure sempre una questione di prezzo! Il pollo: io compro solo polli di S. Vito, che vengono venduti interi e dei quali posso controllare becco e zampe (vedremo in un altro post il perché). Per quale motivo dovrei comprare polli AMADORI?

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