Evviva il Re delle Zucche!

Oggi si vedono in giro numerose manifestazioni di fastidio nei confronti della festa di Halloween.

Addirittura, mi ritrovo persone che tirano in ballo una presunta sardità da difendere non festeggiando Halloween.

” Non è la nostra tradizione” è il loro ritornello.

Tralasciamo una ricerca di sardità incastrata negli stereotipi “visibili” quali la berritta e non in un modo di vedere il mondo che è ciò che realmente identifica un popolo, vale la pena di fare un post separato a riguardo.

Mi chiedo, al di là di queste considerazioni, cosa per questi signori sia “una tradizione”. In migliaia di anni di dominazioni abbiamo assorbito tratti peculiari delle genti di mezzo mondo: quando la domenica mangiate “una pasta” abbiate la consapevolezza che non è una tradizione sarda, l’abbiamo importata “dal continente”. La sartiglia è una festa spagnola, così come la maschera degli issocadores. Le launeddas si ritrovano in bassorilievi celtici e germanici…

Esattamente quando è che si crea una “tradizione”? Quando diventa moralmente accettabile trasformare una pratica consolidata in una tradizione, o abbandonare il vecchio per il nuovo perché ci piace? I nostri avi erano molto meno schizzinosi di noi nell’abbracciare una festa o una pratica nuova, altrimenti di “tradizioni” non ne avremmo alcuna.

La “tradizione” sarda ha comunque la festa de “is animedhas”, de “su prugatoriu” e de “su mortu mortu”, tutte con le stesse caratteristiche di base del Samhain: una festa presumibilmente con una base pagana associata (forse posteriormente, come per altre feste) al culto dei morti del 2 Novembre (lo stesso fenomeno si ritrova nella festivitá – semipagana – della Santa Muerte Messicana), una occasione per i bambini di avvicinarsi ai misteri della morte e di coltivare (e vincere) la paura del soprannaturale.

Amo meno di tutti la degenerazione commerciale di Halloween, per me – ricordatelo – é una ricorrenza religiosa – ma se dovessimo rigettare una festa per la deriva consumistica la prima a dover cadere sarebbe il natale (e trascuriamo feste inventate quali capodanno e san Valentino) e poi tutte le altre.  Il mercato fa la sua legge.

Amo però anche meno che di Halloween sfuggano i significati simbolici e le ragioni.

La festa del Samhain (fine d’estate) festeggiava il terzo e ultimo raccolto dell’anno (e qui, in effetti, si discosta un po’ climaticamente dai ritmi sardi, che vedono il terzo raccolto piú avanti per via del clima mite). In questa occasione iniziava ufficialmente la stagione dell’oscuritá, delle tenebre, e quindi dei morti.

Vestendosi da cadaveri e da creature delle tenebre, si ottenevano tre risultati:

  1. Ci si proteggeva dagli spiriti malvagi “mimetizzandosi”
  2. Li si ingraziava imitandoli e accogliendoli
  3. Si superava la paura di essi interpretandoli

Questo, oltre a esorcizzare il timore della morte e delle forze delle tenebre, consente di esercitarsi ad accettare il “mostro” che é dentro e intorno a noi. Il diverso, il mostruoso, il brutto.

Si tratta di un passaggio sociale per niente inutile o folkloristico. E’ una festa della quale l’Europa meridionale é stata ingiustamente privata per troppo tempo. Il carnevale, che un tempo assolveva a parte delle funzioni del Samhain, é povero di spiritualitá e si concentra sull’inversione dei ruoli sociali, non nell’accettazione dell’oscuritá che é in noi, simboleggiata nella natura dall’arrivo delle tenebre.

Che poi si festeggi con zucche (un’aggiunta americana), mele o rape (come nei tempi antichi) o con maschere di gomma é assolutamente indifferente. É nel gesto, nel simbolo, nel rito del calarsi nelle tenebre – fosse anche con un teschio di plastica – che bambini e adulti possono trovare sfogo a un bisogno ancestrale di venire a patti con la propria metá oscura.

E questo non ha niente a che vedere con la festa cristiana di Ognissanti (All Hallows’eve, appunto, da cui Halloween), ma é legato alle celebrazioni dei morti, portandole – una volta l’anno – a celebrazioni con e per i morti, nella traccia pagana che caratterizza la cultura di tutta Europa e – grazie agli dei – anche la Sardegna.

Halloween, Samhain, Su Mortu Mortu ci appartengono, e se appartengono agli yankee é solo perché loro sono europei esportati. É perfettamente naturale il desiderio di volerli festeggiare come si ritiene piú opportuno. Ognuno é anche libero di non farlo, ovviamente, ma a ragion veduta, non sulla base di preconcetti che la vogliono come “una cosa che non ci appartiene”.

HAPPY HALLOWEEN!

 

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