La Rabbia.

Ultimamente mi sono trovato a dover fare parecchie riflessioni sulla rabbia.

Anche se all’apparenza sembro una persona molto calma, in realtá sono abbastanza facile all’ira, soprattutto quella momentanea. Difficile che serbi rancore a lungo, ma é facile che mi capiti di alzare la voce – paradossalmente proprio con le persone a cui voglio piú bene. C’é una ragione dietro a tutto questo, ma la esamineremo meglio un’altra volta.

Quello che interessa, adesso, é che di tanto in tanto sono pieno di rabbia e di ira, e cerco modi per sfogarla, come tanti. E come tanti ho sempre ceduto alla tentazione di sfogarla in modo “fisico”. Un orgasmo, una corsa, i pesi o per chi ama altre discipline una partita a calcio, una sessione di sparring…

Le riflessioni che sto facendo mi inducono a pensare che tutto ció sia in parte sbagliato e in parte addirittura deleterio.

A mio modo di vedere, infatti, la rabbia é come un fuoco. Ci si puó schermare o rinfrescare dai suoi effetti, ma solo per un po’. Il fuoco resta sempre lí, se nessuno lo spegne, pronto a bruciarci di nuovo quando la protezione avrá finito di agire. L’unico modo di liberarsi del fuoco é spegnerlo.

Cosí la rabbia. Dopo un’intensa attivitá fisica siamo stanchi, e il nostro corpo ha scaricato la manifestazione fisica della rabbia, come ad esempio l’adrenalina. Ma la nostra mente non ha rimosso il problema, é ancora lí se non facciamo niente per eliminarlo, e tornerá non appena ci saremo “rimessi” dalla fatica.

Il primo passo per liberarsi dalla rabbia é dunque capire da dove proviene. Perché ci arrabbiamo? Nella stragrande maggioranza delle volte si tratta di una reazione a una minaccia. Una minaccia che puó essere a noi, ai nostri cari ma anche piú spesso e piú sottilmente al nostro stile di vita, al nostro stato sociale e all’immagine che abbiamo di noi stessi (che sono poi tre cose intimamente legate). Ci arrabbiamo se ci sentiamo umiliati, ci arrabbiamo se qualcuno non fa ció che gli diciamo di fare (perché sta minacciando la nostra autoritá) e cosí via. E l’animale che é in noi reagisce per ripristinare la stato nel branco: urla, si gonfia, ringhia.

Far fronte a questa minaccia é possibile solo combattendo con le stesse armi. Ovvero, ripristinando quello status quo che pre-esisteva all’evento generatore della rabbia. Poiché nella vita odierna le minacce reali sono poche, il grosso della rabbia é strettamente legato al nostro stato sociale. Quindi questo significa che il piú delle volte dobbiamo ricostruire in qualche modo un’immagine positiva di noi stessi o affrontando chi ci ha screditato, o dimostrando altrimenti il proprio valore umano.

Incidentalmente (o meno) alcune attivitá fisiche consentono questo ripristino, ma é importante capire che non é l’attivitá in sé a placare la rabbia, ma i suoi esiti. Se per esempio mi faccio una partita a calcetto e segno, ho recuperato autostima e contribuito a placare la mia ira.

Attenzione, perché questo passaggio é importante. Ci sono infatti attivitá fisiche che non solo non contribuiscono a recuperare l’autostima, ma la annichiliscono ulteriormente. Se cerco di sfogare l’ira facendo una partita a tennis e perdo come un pirla, ci sono buone probabilitá che la mia rabbia aumenti anziché diminuire. Se poi scelgo di confrontarmi con qualcuno dove non posso vincere (perché magari non vince nessuno) sto prendendo una strada senza uscita. Nella mia vita ho assistito a parecchie persone che cercavano di migliorare la propria autostima “vincendo” a un gioco di ruolo (un assurdo, per chi li conosce), con la conseguenza inevitabile di frustrazione, rabbia e scene isteriche.

Andiamo ancora piú estremi, se ho dei problemi a rimorchiare una ragazza e decido di violentarne una non sto aumentando la mia autostima, anzi. Passato l’effetto del “gran gesto” si insinuerá quella vocina della nostra insoddisfazione che dice “puoi averle solo con la forza” o “puoi averle solo pagando”. Il nostro subconscio é un bastardo che ci conosce bene, dopotutto.

E allora si rischia: di farlo di nuovo, di cercare il palliativo perché almeno per poco non siamo stati arrabbiati. La rabbia di fondo cresce, e si innesca un principio degenerativo che puó diventare patologico.

Bisogna diffidare dalle soluzioni “distruttive” per gestire la rabbia, e cercare di concentrarsi su quelle “costruttive”. Lavorare sull’autostima, non sulla fatica, e tenere sempre d’occhio i demoni che vivono dentro di noi.

1 Commento

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Una risposta a “La Rabbia.

  1. Egoisticamente, penso che questo post sia solo per me e me lo salvo U.U

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