Il costo sociale.

Pur non essendo un economista, trovo il concetto di costo sociale estremamente importante per capire meglio quanto ci accade intorno. Il concetto in sé é riassunto qui (purtroppo non ho trovato la pagina in italiano). In particolare, apprezzo la visione data da Kapp.

La riassumo con un esempio. Un imprenditore costruisce un bene in un capannone della pianura padana. Durante l’inverno fa freddo, e il capannone viene riscaldato, generando un costo che poi l’imprenditore ricarica sul cliente che acquista il bene.

Un giorno, per aumentare le marginalitá (o ridurre il costo) l’imprenditore decide che si puó spegnere il riscaldamento durante l’inverno. Cosa succede? Che i suoi operai hanno freddo, e avendo freddo si ammalano. Oppure lavorano in cappotto. Il costo per riscaldarsi é stato spostato dall’imprenditore all’operaio, ma – attenzione – non é sparito!

Chi acquista si ritrova un bene che ha un costo (privato) piú basso (o uguale e maggiori guadagni per chi vende) ma la societá nel complesso non vede ridurre il suo costo. Questa discrepanza di costo che viene sottratto al “dialogo” tra venditore e acquirente é il costo sociale.

Perché questo costo é importante? Perché qualcuno sostiene che il costo totale di un bene sia univocamente definito, e tutto il resto si giochi solo sull’equilibrio tra costo privato e costo sociale. Con un altro esempio, se il costo di un maglione é 100, chi me lo sta vendendo a 80 lo puó fare solo perché quel costo di 20 lo ha scaricato ad altri. Magari evade le tasse, oppure inquina, oppure fa fare la fame ai dipendenti: sposta un costo che dovrebbe sostenere sulla comunitá.

Il problema é che l’acquirente é anch’egli comunitá, perció ha solo la percezione di aver speso meno. In realtá i soldi gli escono da altre parti: le tasse aumentano per coprire l’evasione, o per risanare l’ambiente, o per pagare i sussidi di disoccupazione e la cassa integrazione.

Attenzione che il costo sociale puó assumere anche forme subdole: se un agricoltore usa antiparassitari dozzinali poi rischio di trovarmeli nel piatto quando mangio. Il mio costo sociale viene pagato in termini di benessere, e non di moneta.

Tutto questo per invitarci sempre a riflettere molto bene prima di accogliere un’offerta apparentemente vantaggiosa sul piano economico. Chiediamoci sempre: come fa a tenere il prezzo basso? Cosa c’é dietro? Sono disposto a pagare il costo indiretto delle scelte di un altro?

UPDATE: Occorre fare una piccola ulteriore precisazione. Il costo sociale esiste come sottrazione rispetto a un costo oggettivo. Attenzione che il costo privato puó risultare maggiore del costo oggettivo per semplice aviditá del venditore e disponibilitá del compratore (per esempio, un vestito di marca). Questo non rende l’oggetto piú economico (e magari piú vicino al costo oggettivo) un prodotto che porta con sé un elevato costo sociale.

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