Il Sardo Migratore

È da un po’ che ho desiderio di fare un post sull’emigrazione, e sembra che i risultati elettorali di ieri abbiano dato l’impulso decisivo.

Vengo da una regione di migranti per necessità. Parte per le condizioni socioeconomiche, parte per l’insularità, per il Sardo quella dell’emigrazione è sempre stata una soluzione estrema necessaria, temuta e desiderata.

Fermandomi a riflettere mi vengono alla mente numerosi nomi di migranti tra le cerchie di amici più strette. Mio fratello di sangue per primo, e mio fratello di latte – Fabio –  per secondo. Il mio guerriero,  a Milano. Il buon Stefano, a Stoccolma. Lucio, un ottimo cardiochirurgo, a Bologna. Franca, in Australia per “fare fortuna”. Della famiglia di Daniel, due figli su tre migranti. Il fratello e la sorella di Elisabetta, in Irlanda. Roberto a Parigi e sua sorella a Milano. È una lista interminabile e molti altri vogliono seguirli.

Le motivazioni sono varie: oggettiva necessità per qualcuno, in quanto non trova qui il lavoro che sa o vuole fare. Ma anche desiderio di crescere, insofferenza verso una nazione sempre meno a misura d’uomo e soprattutto di Sardo.

Davanti a quello che è successo ieri, dover constatare che una larga fetta di popolazione non desidera affatto cambiare, la tentazione di prendere tutto e andarsene è forte. Io stesso sentendo i primi risultati ho commentato:”I don’t want to live on this planet anymore”.

Ma poi prende il sopravvento l’orgoglio, la voglia di non mollare, di sentirsi come Leonida alle Termopili.

Intendiamoci, non voglio giudicare chi sceglie di partire. È una scelta coraggiosa per ragioni diverse da quelle di chi ha il coraggio di restare. Ma so che se lo facessi mi peserebbe.

Non sto parlando di semplice nostalgia di casa (che, lo so già, sarebbe inevitabile), ma di un vero e proprio senso di sconfitta.

Le persone e le intelligenze sono la vera ricchezza di un popolo. Ogni volta che vedo persone in gamba che lasciano la propria terra e portano le proprie competenze altrove mi sento più povero. Ogni volta che persone mediocri si fanno spazio nel nostro sistema asfittico mentre uomini e donne oneste e capaci devono fare la valigia mi sento disgustato.

Aumenta ancora di più la mia voglia di restare e combattere. Di non cedere, di cercare di cambiare le cose e magari di riuscire un domani a far tornare chi è partito e desidera rientrare. Riuscire a cacciare i parassiti, gli ignoranti e gli stupidi che continuano a proliferare nelle pieghe sudate del sistema. E posso farlo solo da qui, solo restando a combattere contro forze preponderanti. Come Leonida alle Termopili.

Conscio che Leonida ha perso.

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