Questioni in Sospeso

Oggi ho letto un post estremamente interessante su Facebook, che mi ha dato lo spunto per una riflessione. Riporto per prima cosa una parte del post, che purtroppo é molto lungo, ma che meriterebbe di essere letto nella sua interezza.

[Post Originale di Davide LaGreca, 05/08/2013]

Oggi mi sveglio, dopo una notte passata a lavorare al futuro e a chiacchierare con un anima affine, e ricevo un messaggio da una amica qui di FB con una richiesta che ormai mi capita fin troppo spesso.

Conosci xxxx, mi ha chiesto se voglio fare uno spettacolo con lui ma prima di dirgli di si volevo sapere se è un dilettante o un professionista come te.

E qui inizia la saga del Vorreiesserebondager.

Primo non lo conosco: io non sarò certo Dio, ma diciamo che quelli “professionisti” ci conosciamo tra noi.

Secondo: Profilo anonimo, niente foto di spettacoli, legature o la sua faccia. Sopratutto nessuna esperienza pregressa documentata.

Terzo: chiede ad una sconosciuta, che gli è stata presentata dall’amico dell’amico che frequenta quel bar che sa che fa queste cose. Quindi fai bondage ma non sei in grado di convincere le tue amiche a farsi legare.

Quarto: hai imparato la lezioncina e chiedi lo stato fisico della “modella”. Ma chi ti ha insegnato a chiedere se ha una sindrome Ortostatica? a parte il fatto che qualcuno mi dice cosa è la sindrome Ortostica senza google please.
Ma se devi usare i paroloni significa che non hai capito molto.
Le domande sono altre, molto più prosaiche

Quinto: la “modella” ormai imbeccata ti chiede le referenze, e qui si iniziano a capire un pò di cose, citi un rigger come insegnante, ti ci fai bello, ma poi confessi di aver seguito un paio di workshop con lui, e aver fatto “un pò” di pratica.
Ora ci sono rigger che sono saliti sul palco da autodidatti, ma magari prima di pratica ne hanno fatta tanta da spellarsi le mani.

Sesto: lo spettacolo è in un privè, e visto chi è il tuo insegnante la domanda se è uno show di kinbaku diventa d’obbligo. E qui la risposta fa capire o che il nome lo hai fatto a caso o che non ascoltavi a lezione.
Non puoi dire che il Kinbaku non prevede le sospensioni, ma è solo Bondage , e non puoi dire che Shibari è un acronimo che indica l’arte delll corde.
Offendi l’italiano, lo shibari e la persona che chiami insegnante.
Se vuoi fare il Rigger, o il Nawashi almeno studia.

Settimo: proponi lo spettacolo alla modella, e qui l’apoteosi, è assolutamente uno spettacolo Kinbaku, comprensivo di dolore, umiliazione e sesso.
Almeno chiama le cose come sono, apprezzabile che spieghi esattamente cosa vuoi fare, e che hai chiarito che vuoi il seno nudo.
Kinbaku, leggero ma sempre kinbaku, non ci hai messo la masturbazione della modella, ma magari quella per il prossimo spettacolo.

Non sei tra i miei amici, ma mi leggi, se accetti qualche consiglio te li regalo, facci quello che vuoi, ma sopratutto capisci che non è personale, ma di wannabee ne nascono due al mese, e si bruciano come falene.
Solo che i danni le pagano le modelle non voi, pochi proseguono il percorso e crescono come rigger, e quei pochi casualmente ci conosciamo tutti.

Primo: fatti conoscere dai colleghi, contattali, incontrali, chiedi consigli frequentali. Non esiste l’albo dei Rigger, ma è un club piccolo che ama proteggere se stesso. E alla fine più aperto ai nuovi di quello che sembra.

Secondo: mettici la faccia, non puoi chiedere ad una ragazza di fidarsi di te se ti nascondi dietro un nick, un avatar accattivante e foto prese da internet.
Dare fiducia per chiedere fiducia

Terzo: se non sei in grado di avere modelle tra le tue amiche significa che sbagli approccio, o troppo sessuale o te ne vergogni. Il bondage è uno scambio di emozioni. Prendilo più tranquillo

Quarto: ristudiati la sicurezza, non usare paroloni, chiedi le cose importanti, se non le sai è il caso che di corsi ne fai altri.

Quinto: Si onesto sulla tua esperienza, fare un corso non ti rende allievo di, io faccio 4/5 corsi l’anno più lezioni private, ma i miei Allievi sono 4, quelli che mi restano vicini per imparare.
La pratica è una cosa seria, almeno due volte a settimana e non basta.

Sesto: Studia, se trovi una persona minimamente informata, o come in questo caso con amici informati ci fai delle ricche figure di tolla. Non è bello fare il figo solo perchè pensi che il tuo interlocutore sia una fanciulla digiuna di Shibari.

Settimo: se sei all’inizio salire sul palco è pesante e difficile, scegli spettacoli semplici, dimostrazioni, il palco è una brutta bestia, inizia facile, e pensaci bene prima di iniziare. Il palco non perdona gli errori, e le modelle li pagano per te.

In conclusione, mi rivolgo a chi si avvicina a questo mondo offrendo la propria pelle alle corde, non fidarsi è meglio.
Ci sono centinaia di occasioni per provare in situazioni protette, serate, corsi, bondage Jam. Oppure cercate qualcuno che non sia un wannabee, in vorreiessere.
E ricordatevi sempre che non vi stanno facendo un favore, ma voi a loro.
Spesso voi a me.

Questo post nasce in un ambito ben preciso, come si capisce, e un ambito nel quale la mancanza di professionalitá é un rischio e un pericolo oggettivo. Chi fa bondage senza saperlo fare mette a repentaglio l’incolumità della persona che sta legando, con rischi che possono arrivare a necrosi e soffocamenti. Non è un gioco.

Ma leggendo questo post la mia mente è andata oltre il bondage. Mi è venuto da pensare che la stessa sindrome è diffusa in molti ambiti. Ormai va di moda darsi un nome… non MERITARSI un nome.

Nella nostra società i titoli vengono acquisiti in due modi diametralmente opposti: per investitura dall’alto (la laurea, l’esame di stato, etc.) o in modo totalmente selvaggio spesso per autoattribuzione. Vie di mezzo poche, o nessuna.

Nel primo caso il titolo perde spesso di significato. Da ingegnere vi dico: diffidate degli ingegneri. Da figlio di medici vi dico: diffidate dei medici. Perché non basta una laurea o un esame di stato a renderti ingegnere o medico (o avvocato o quant’altro). Il professionista non lo valuti con un esame. Lo valuti dalle sue effettive capacità, conoscenze, inventiva, intuito e mille altri fattori.

Nel secondo caso, poi, sembra che chiunque si senta abilitato a darsi un nome, spesso per colmare insicurezza e ignoranza. Quante volte vi é capitato di chiamare un “idraulico” che vi ha fiocinato soldi e lasciato un lavoro mediocre? Quanta gente avete sentito storpiata da tatuatori e piercer improvvisati? Io ieri ho pranzato in un “ristorante” che ci ha servito Sebadas cotte fuori e ancora surgelate dentro… e il ragazzo col grembiule che stava in cucina magari dice in giro che fa il “cuoco”.

Come regolarsi? Una volta stavo leggendo un articolo sui goðar, e l’autore si faceva la domanda retorica: “Quando può un uomo dirsi un goði?” (visto che nel paganesimo non esiste una chiesa che ti ufficializzi come sacerdote)
La risposta fu: “Quando tu dici di essere un goði, e la gente non si mette a ridere, allora forse lo sei.”

I titoli non sono un qualcosa che ci si attribuisce e si aspetta che gli altri ci credano. I titoli sono un qualcosa che gli altri attribuiscono a noi per quello che siamo e per le nostre gesta, la nostra conoscenza, la nostra esperienza. Se vogliamo un titolo dobbiamo apprendere e crescere, e aspettare con pazienza che il titolo arrivi. Se non arriva, è segno che dobbiamo imparare ancora.

E vedrete che anche quando arriverà, avrete maturato quella conoscenza e quella consapevolezza dei vostri limiti che è tipica di chi “sa”, e saprete che ci saranno ancora tante cose che vorrete imparare e allora quel titolo potrà persino sembrarvi stretto, perché vorrete imparare di più.

E il primo passo per imparare è ammettere la propria ignoranza.

1 Commento

Archiviato in Chronicle, Lifestyle, Paganism

Una risposta a “Questioni in Sospeso

  1. Sebbene mi sia sempre tenuta lontana dall’esternazione del BDSM attraverso azioni quali partecipazioni a spettacoli o simili, sottoscrivo quanto viene riportato in questo post!
    Personalmente non mi sono mai ritenuta una maestra e sorrido quando qualcuno mi appella a quel modo (spesso quando cerco di far capire agli altri cosa si celi dietro questo complesso acronimo, ora divenuto una moda). Non mi sono mai sentita così esperta da meritare un simile titolo e dubito verrà il giorno in cui potrei accoglierlo senza un sorriso divertito… ma questo è probabilmente frutto della mia educazione oltre che della mia religione (😉 ).
    L’esperienza mi ha insegnato e costantemente mi ricorda che è bene dubitare delle varie delinazioni dei maestri presenti nel mondo, soprattutto se virtuale! Perché? Perché non esistono abbastanza mele sull’albero per dare tale conoscenza ad un così grande numero di persone contemporaneamente…

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