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Le Opinioni…

…sono come i buchi di culo, ognuno ha il proprio.

Così dice un adagio anglosassone. Questo perché da sempre ogni indviduo (e sottolineo, individuo) ritiene sulla base dei propri studi, interessi, conoscenze ed esperienze di potersi fare un’idea più o meno buona sul mondo che ci circonda.

Tolto alcuni rari casi in cui questa idea è oggettiva (e, credetemi, lavorando in ambito scientifico questi casi all’atto pratico sono molto meno di quel che si pensi), in tutti gli altri si tratta però di opinioni, ovvero di un qualcosa che è valido solo per chi lo possiede.

Sembra però che sia sempre più in voga la necessità impellente di far valere le proprie opinioni, che di solito significa rompere le scatole al prossimo per imporgliele. Questo denota sia scarsa fiducia nel prossimo (che se è giunto alle sue opinioni lo avrà fatto a ragion veduta) che in noi stessi (perché se abbiamo tutto questo bisogno di convincere gli altri che abbiamo ragione forse è perché in fondo sappiamo di non averne).

È inoltre un insulto al buon senso e all’obbiettività, proprio perché un’opinione, in quanto tale, è meravigliosamente soggettiva, frutto dei nostri studi (e di quello che ne abbiamo capito), delle nostre esperienze e anche delle nostre aspettative – che non di rado falsano il nostro giudizio in favore di quello che vorremmo che fosse la realtà.

Perché mai dovrei convincere qualcuno a votare chi voto io, mangiare quel che mangio io, bere quel che bevo io o vivere la vita come la vivo io?

Ognuno pensi al suo buco. Davvero. Ciò che può davvero dare valore alle nostre opinioni siamo noi, non viceversa.

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Cibo etico

Da un po’ di tempo a questa parte (almeno due anni) sono intento a riflettere sugli aspetti etici dell’alimentazione. Coinvolto mio malgrado nella diatriba veg/non-veg, mi sono trovato ad approfondire il tema sotto diversi punti di vista. Quello che segue non vuole essere una presa di posizione né per un lato né per l’altro. Al momento non sono vegetariano ma ritengo questa una scelta soggettiva e rispettabile quando ragionevole e ragionata.

Anche da non vegetariano, tuttavia, mi trovo spesso nella condizione di valutare quali cibi siano etici e quali no, nell’obbiettivo di minimizzare il mio impatto sul pianeta e (forse) dare l’esempio ad altri per fare altrettanto.
Questo genera però non pochi problemi, il mangiare “etico” è una scelta resa molto complessa dalla società in cui viviamo. È etico non mangiare carne ma poi usare prodotti che sfruttano popolazioni dei paesi in via di sviluppo? È etico mangiare cibo che viene dall’altra parte del pianeta e ha comportato un enorme consumo di combustibili fossili quando avremmo potuto mangiare cibo a chilometro zero?

Non so dare una risposta definitiva, penso che la scelta sia più un cammino che una regola magica che risolve tutti i problemi, ma ho voluto riassumere tutti i punti in cui un determinato cibo può farci “inciampare” sulla via dell’etica. Sarebbe bello avere maggiori informazioni su ciò che mangiamo, anche se questo – purtroppo – è possibile molto di rado.

(Per non ripetermi, premetto che per tutti i tipi di carne qua sotto vale la regola che si tratta di un animale, e quindi se non si ritiene etico ucciderlo… vale in tutte le categorie.)

Carni di animali da allevamento

  • l’animale può essere stato allevato in modo industriale, irrispettoso delle sue esigenze come essere vivente.
  • l’animale può essere stato macellato in un mattatoio industriale privo di norme di sicurezza per il personale
  • qualsiasi allevamento che sfrutti in modo intensivo l’animale può anche comportare colture estensive per ricavare i mangimi

Carni di animali da caccia

  • l’animale può essere stato ucciso fuori stagione o fare parte di uno sfruttamento intensivo di zone di caccia

Pesce

  • l’animale può essere vittima di sfruttamento intensivo di zone di pesca ed essere a rischio estinzione (es. Tonno Rosso, Salmone, Pesce Spada)
  • l’animale può essere stato pescato con tecniche dannose per il patrimonio ittico (es. pesca a strascico)

Vegetali

  • colture estensive comportano danni pesanti all’ecosistema
  • alcune forme di raccolta e di preparazione del terreno comportano la morte di centinaia di animali
  • l’uso di pesticidi può danneggiare seriamente l’ecosistema
  • la raccolta può essere stata effettuata in modo non etico (p.e. da manodopera in nero)
  • alcuni prodotti vegetali di basso valore (grano, mais, riso, soja…) possono provenire da zone molto lontane con conseguente danno ecologico

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Invecchiando.

Invecchiando si apprezzano di più i piaceri effimeri, credo. Non si è più così insicuri da aver bisogno del piacere duraturo, della ricerca dell’eterno, o forse è la sensazione che la vita ci scivoli via e vada assaporata un momento per volta, ma nel passare dalla giovinezza all’età adulta si apprezza il piacere del momento, irripetibile, da gustare e lasciar scivolare.
Un brano musicale, un tramonto, un whisky, un sigaro. Piaceri che hanno una loro esistenza solo nell’istante.

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Riflessione ginoculinarie

Quanto segue non voglia sembrare una generalizzazione. Piuttosto, è una riflessione su tante donne che mi hanno onorato della loro confidenza. Non tutte sono così, ma molte ci si rivedranno.

Facciamo, per metafora, che le donne scelgano il proprio uomo come fosse cibo.
Per secoli, qualcun altro ha scelto per loro. Come quando, da bambini, i nostri genitori ci nutrono con cibi che non sempre ci piacciono ma che ci fanno bene (se il genitore è un buon genitore, ovviamente).

Poi questa cura genitoriale viene meno e in molti casi, come bambini, le donne si ritrovano a scegliere non quello di cui hanno bisogno, ma quello che a loro piace o attira l’attenzione.
Qualcuna si getta su dolci zuccherosi e pieni di coloranti. Qualche altra cerca il cibo raffinato pieno di fronzoli ma di poca sostanza, altre ancora cercano piatti grassi e pieni di spezie.
Salvo poi lamentarsi che hanno fame, o che non stanno bene.
Non è facile campare con le schifezze. Da amico, col cuore, vi dico: non sottovalutate un piatto di spaghetti al pomodoro e basilico.

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Famiglia Tradizionale, Naturale, Sacrale…

Non voglio unirmi alla discussione “pro” e “contro” Barilla. Trovo che ognuno abbia diritto alle sue opinioni, anche quando male espresse, e che debba vivere con le conseguenze delle sue azioni. Per inciso, per quanto non mi sia piaciuto il discorso di Barilla a “La Zanzara”, trovo molto peggio le scuse a posteriori. Quando uno ha una sua idea e un suo punto di vista, dovrebbe anche avere la coerenza di difenderlo.

Quello su cui vorrei fermarmi a riflettere, è il concetto di Famiglia, che per qualcuno è “tradizionale” (ovvero si è sempre fatto così) per altri “naturale” (è biologico che debba essere così) e per Barilla e altri che la pensano come lui addirittura “sacrale” (Deus lo vult). Sull’ultimo aspetto non entro in merito, è un qualcosa che dipende solo ed esclusivamente dalle opinioni che ciascuno ha il diritto di avere (ma non di imporre), almeno fino a che non ledono la libertà altrui.

Sugli altri due, ho parecchi dubbi. Cominciamo dal concetto di “famiglia naturale” fatta di un padre e una madre. Non esiste niente del genere in natura. Fatta eccezione per pochi mammiferi, la stragrande maggioranza ha un meccanismo con un maschio dominante e tante femmine fattrici (che, volendo, sarebbe più famiglia naturale di quella 1+1=figli). Se poi ci allarghiamo al resto delle classi (rettili, uccelli, insetti…) troviamo di tutto e di più, da animali che fecondano senza neanche conoscere il partner, a coppie omosessuali.

Quindi esattamente quale sarebbe questa famiglia “naturale”? Non c’è dubbio che per procreare siano necessari un maschio e una femmina della stessa specie, ma è una famiglia? No, non lo è. La famiglia è un istituto culturale, non biologico, e come tale è soggetta a mutamenti. I nostri “cugini” più prossimi, scimpanzé e gorilla, non rispondono a questo modello. I gorilla, come anche diverse comunità umane “primitive” (passatemi il termine), hanno un orientamento poligamico. Gli scimpanzé sono invece un modello separato, aperto, in cui tutti si accoppiano con tutti, potenzialmente, sulla base di quando la femmina va in estro, delle rispettive posizioni di dominanza nel gruppo, e dell’abilità del maschio. Quello che tra noi umani si chiama “rave”.

Quindi resta il concetto di famiglia “tradizionale”. Quella che, secondo un giornalista, è “quella sulla quale è sempre stata fondata la società umana”. Sempre. Bellissimo, definitivo. Falso. Vogliamo parlare di culture amerindie poligamiche? Del medio oriente? Ma andiamo oltre, restiamo a casa nostra. Anzi andiamo alla radice della nostra “civiltà”, greci e romani. Nell’antica Grecia non c’era nessuna forma di biasimo nei confronti dell’omosessualità, tanto che uno degli eroi per antonomasia, Achille, era palesemente omosessuale. Alessandro il grande era presumibilmente bisessuale (anche se gli insegnamenti del suo mentore lo hanno sempre portato lontano dai rapporti puramente carnali). Giulio Cesare è stato accusato ripetutamente di sodomia, pur avendo avuto amanti donne.

Tra i popoli scandinavi (diciamo, Vichinghi), i rapporti extra matrimoniali erano cosa comune, il matrimonio ridotto a un mero sistema per stringere alleanze, o accedere a risorse economiche. Non era affatto considerato anomalo che uno o entrambi i coniugi cercassero storie discrete extraconiugali (anche se le gravidanze venivano punite).

Insomma, questo “sempre” è fiacco e debole. Non esiste niente che sia una forma di famiglia che è “sempre” stata valida. Le culture cambiano, le condizioni economiche cambiano. Non vedo perché il concetto di famiglia dovrebbe rimanere lo stesso.

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