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Apologia della bestemmia pagana.

E allora ti fai la domanda, che a volte ti fanno altri: ha senso per un pagano bestemmiare come un cristiano?

Attenzione, non sto dibattendo se sia giusto, opportuno o educato farlo, ma solo se ci sia una ratio.

Ritengo di sì, ed ecco le mie ragioni:

  1. Ci crede. Contrariamente a quanto pensano molti cristiani, non sta scritto da nessuna parte che un pagano “non creda in Dio”. Un pagano è politeista, crede a dozzine di divinità, una più o meno non fa differenza. Magari non gli attribuisce gli stessi tratti di onnipotenza di un cristiano, certamente non lo adora, ma è certamente disposto ad accettare l’esistenza delle divinità e i santi che bestemmia, non foss’altro per poterli bestemmiare.
  2. Gli serve. La ragione di base per bestemmiare è proprio l’onniscienza, l’onnipotenza, l’onnipresenza e l’onniccetera che attribuiscono i cristiani al proprio Dio. Quando si ha un Dio per il quale nulla accade se non lo vuole, e ti martelli un dito, la deduzione è che lo ha voluto, e scatta il porc***o.  Poiché un pagano non crede nell’esistenza di una creatura onnicosa, ma ha divinità limitate, non può prendersela con nessuno. Se si martella un dito mica può urlare PORCOTHOR! Il tuonatore ha altro da fare, probabilmente sta picchiando giganti o bevendo birra, non c’entra nulla con la tua incapacità di piantare un chiodo e se proprio lo disturbi viene e ti martella anche le altre nove ai nove rami di Yggdrasil. Quindi o ti tieni tutto dentro e dici “accidempolina che sbadato!”, oppure tiri in ballo divinità altrui.
  3. È divertente. Gli dei pagani non si scandalizzano per un insulto. Certo, magari si inca**ano, ma nessuno urlerà mai SACRILEGIOOOOH se dai a Odino dell’invertito, a Freyja della poco di buono o a Bragi del codardo. Di fatto è quello che fa Loki nel Lokasenna, per esempio. Nei miti Thor si veste da donna, ci si ride sopra tgz. Sono dei fighi, non dei soggetti pieni di sé che appena gli metti in evidenza il difetto apriti cielo. Invece ricordi al figlio di un falegname che anche la madre era pratica di seghe e subito tutti lì, scandalizzati, a parlarti di rispetto… Sfigati. Ridete.
  4. Non gli cambia nulla. Sacrifica ad altri dei, beve, scopa e si gode la vita. Non è che comunque abbia il paradiso assicurato se non bestemmia.

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Pregare gli dei / Praying gods

Che cosa significa avere a che fare con gli dei del Nord? Cosa significa essere pagano?

Chiedete a Oðin la gloria della vittoria, e lui vi manderà più nemici.

Chiedete a Thor una spinta, e lui vi darà un calcio nel sedere.

Chiedete a Freyja una compagna, e lei ve ne darà due.

Chiedete a Hel la forza per superare un lutto, e lei ucciderà un’altra persona che vi è vicina.

Inginocchiatevi davanti a Loki, e vi piscerà sulla schiena.

Perché gli dei pagani non fanno mai il lavoro al posto vostro, e quando gli chiedete una mano loro alzano la posta della sfida. O diventate più forti, o è inutile che vi aiutino.

Questo, è un dio del Nord.

What does ti mean to meddle with the Northern gods? What does it mean to be a heathen?

Ask Oðin for glory in victory, and he will send you more foes.

Ask Thor for a push, and he will kick your ass.

Ask Freyja for a mate, and she will give you two.

Ask Hel for the strength to mourn, and she will kill another person near you.

Kneel before Loki, and he will piss on your back.

Because heathen gods never do your own work, and when you ask for a hand they raise the bet. Become stronger, or it’s pointless to aid you anyway.

This, is a Northern God.

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Egregore

“An energized astral form produced consciously or unconsciously by human agency. In particular, (a) a strongly characterized form, usually an archetypal image, produced by the imaginative and emotional energies of a religious or magical group collectively, or (b) an astral shape of any kind, deliberately formulated by a magician to carry a specific force” (Wikipedia.en)

Nella tradizione Rosacruciana e della Golden Dawn il termine Egregore indica uno “spirito” o una “formapensiero” che si genera in un gruppo o in un luogo frequentato da un gruppo. Ci sono dunque situazioni, nei locali, in cui ci sentiamo bene e in armonia anche se siamo “soli” (che so, un locale pieno di gente, in cui non conosciamo nessuno ma ci fa piacere starci) e situazioni nelle quali, pur essendo in buona compagnia di due o tre persone, veniamo soverchiati dall’egregore negativo che li permea. Non è la musica, non è quello che si beve, non è l’arredamento. È proprio l’egregore.

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Famiglia Tradizionale, Naturale, Sacrale…

Non voglio unirmi alla discussione “pro” e “contro” Barilla. Trovo che ognuno abbia diritto alle sue opinioni, anche quando male espresse, e che debba vivere con le conseguenze delle sue azioni. Per inciso, per quanto non mi sia piaciuto il discorso di Barilla a “La Zanzara”, trovo molto peggio le scuse a posteriori. Quando uno ha una sua idea e un suo punto di vista, dovrebbe anche avere la coerenza di difenderlo.

Quello su cui vorrei fermarmi a riflettere, è il concetto di Famiglia, che per qualcuno è “tradizionale” (ovvero si è sempre fatto così) per altri “naturale” (è biologico che debba essere così) e per Barilla e altri che la pensano come lui addirittura “sacrale” (Deus lo vult). Sull’ultimo aspetto non entro in merito, è un qualcosa che dipende solo ed esclusivamente dalle opinioni che ciascuno ha il diritto di avere (ma non di imporre), almeno fino a che non ledono la libertà altrui.

Sugli altri due, ho parecchi dubbi. Cominciamo dal concetto di “famiglia naturale” fatta di un padre e una madre. Non esiste niente del genere in natura. Fatta eccezione per pochi mammiferi, la stragrande maggioranza ha un meccanismo con un maschio dominante e tante femmine fattrici (che, volendo, sarebbe più famiglia naturale di quella 1+1=figli). Se poi ci allarghiamo al resto delle classi (rettili, uccelli, insetti…) troviamo di tutto e di più, da animali che fecondano senza neanche conoscere il partner, a coppie omosessuali.

Quindi esattamente quale sarebbe questa famiglia “naturale”? Non c’è dubbio che per procreare siano necessari un maschio e una femmina della stessa specie, ma è una famiglia? No, non lo è. La famiglia è un istituto culturale, non biologico, e come tale è soggetta a mutamenti. I nostri “cugini” più prossimi, scimpanzé e gorilla, non rispondono a questo modello. I gorilla, come anche diverse comunità umane “primitive” (passatemi il termine), hanno un orientamento poligamico. Gli scimpanzé sono invece un modello separato, aperto, in cui tutti si accoppiano con tutti, potenzialmente, sulla base di quando la femmina va in estro, delle rispettive posizioni di dominanza nel gruppo, e dell’abilità del maschio. Quello che tra noi umani si chiama “rave”.

Quindi resta il concetto di famiglia “tradizionale”. Quella che, secondo un giornalista, è “quella sulla quale è sempre stata fondata la società umana”. Sempre. Bellissimo, definitivo. Falso. Vogliamo parlare di culture amerindie poligamiche? Del medio oriente? Ma andiamo oltre, restiamo a casa nostra. Anzi andiamo alla radice della nostra “civiltà”, greci e romani. Nell’antica Grecia non c’era nessuna forma di biasimo nei confronti dell’omosessualità, tanto che uno degli eroi per antonomasia, Achille, era palesemente omosessuale. Alessandro il grande era presumibilmente bisessuale (anche se gli insegnamenti del suo mentore lo hanno sempre portato lontano dai rapporti puramente carnali). Giulio Cesare è stato accusato ripetutamente di sodomia, pur avendo avuto amanti donne.

Tra i popoli scandinavi (diciamo, Vichinghi), i rapporti extra matrimoniali erano cosa comune, il matrimonio ridotto a un mero sistema per stringere alleanze, o accedere a risorse economiche. Non era affatto considerato anomalo che uno o entrambi i coniugi cercassero storie discrete extraconiugali (anche se le gravidanze venivano punite).

Insomma, questo “sempre” è fiacco e debole. Non esiste niente che sia una forma di famiglia che è “sempre” stata valida. Le culture cambiano, le condizioni economiche cambiano. Non vedo perché il concetto di famiglia dovrebbe rimanere lo stesso.

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Questione di Valori.

Aaaah!

Che bello, è venuto il Papa a Cagliari! Che uomo buono, che uomo saggio, che uomo santo!

Sì, sono sarcastico. No, non sono contento che il Papa Cattolico sia venuto a Cagliari, non solo perché ci hanno fracassato le gonadi in ogni modo, non solo perché vedere centinaia di migliaia di persone affollarsi per vedere un uomo in un’auto bianca ha diminuito ulteriormente la mia stima nel genere umano, non perché abbia scomuniche multiple sulla testa, ma per il motivo più banale: perché non ne condivido le idee.

Ogni tanto sento qualcuno che dice: “No, io non sono Cristiano, le idee sono buone, ma non mi piace la Chiesa.” – o cose del genere. No guardate, per me le idee NON sono buone per niente. E se non sono buone le idee che ci sono dietro anche il modello di persona (vera o di facciata è ancora un altro discorso) non mi interessa. Se non segue i miei valori cessa di essere buono, cessa di essere saggio, cessa di essere santo. Sì perché “buono” è un concetto relativo. Significa in sostanza essere “allineato” a certi ideali, ma gli ideali non collimano.

Questo uomo vestito di bianco che viene a parlarmi di Speranza, Fede e Amore me le fa girare.

Sono Pagano. Non le conosco queste tre virtù.

Io non conosco la Speranza, io conosco il Coraggio: il coraggio di affrontare una situazione difficile solo con le proprie forze, senza aspettare aiuti, qualsiasi essa sia.

Io non conosco la Fede, io conosco la Verità: la ricerca continua, lo studio, le scienze di questo e dell’altro mondo, il desiderio di capire.

Io non conosco l’Amore, io conosco l’Onore: perché amare tutti senza discrimine è come non amarne nessuno, amo me stesso per prima cosa, e gli altri nella misura in cui migliorano la mia vita.

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